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Chi scrive per una volta fa le veci del Puma. Dal 29 giugno al 7 luglio si è svolto il festival (non competitivo) di Taormina, diretto da Felice Laudadio. La cittadina siciliana ha ospitato una serie di omaggi a maestri del cinema italiano e un’altra di anteprime per l’Italia (in qualche caso mutuate da Cannes). Qui di seguito, una veloce cronaca delle giornate che vanno dal pomeriggio di mercoledì 4 alla mattina di venerdì 6. Mercoledì, dopo la proiezione di 11 cortometraggi (non entusiasmanti) di giovani filmmakers della nostra regione |
| , che costituivano il terzo e ultimo appuntamento della vetrina I Siciliani, si è potuto assistere a Tigerland, decoroso film del ritrovato Joel Schumacher. Il regista sceglie di narrare, senza affidarsi a nomi di richiamo, la guerra (tema portante di tutta la manifestazione) attraverso l’addestramento di alcune reclute americane in un campo dove sono riprodotti i peggiori pericoli del Vietnam. In assenza di un vero nemico, sembra che il conflitto sia pronto ad esplodere fra di loro, malgrado le mitigazioni del saggio soldato Bozz. La sera, uno degli appuntamenti più importanti: la premiazione con il Diamond Award (i diamanti erano uno degli sponsor) di Vittorio Storaro, che ha introdotto uno dei film più celebri fra quelli da lui illuminati: Apocalypse Now. La versione presentata, denominata Redux, oltre ad essere stata tirata a nuovo, comprende una cinquantina di minuti in più rispetto a quella che vinse a Cannes nel 1979. Giovedì, in seguito alla conferenza stampa di Storaro e a quella di Gina Lollobrigida, intervenuta per parlare più della sua passione per la scultura che di cinema (più tardi, diamanti anche per lei), ecco Edges of the Lord di Yurek Bogayevicz, nel quale un ragazzino ebreo polacco (Haley Joel Osment) si rifugia presso una nuova famiglia per evitare le persecuzioni naziste. Il film, interpretato anche da Willem Dafoe nel ruolo di un sacerdote, a dispetto dei nobili contenuti appare un po’ slegato. Qualche ora dopo, è stato mostrato, alla presenza del suo giovane autore Richard Parry, South West Nine, psichedelica girandola di personaggi londinesi, tra droghe, armi e una super-festa. Riassumibile in una parola: debole. Meglio la copia restaurata de Il bell’Antonio del da poco scomparso Mauro Bolognini, presentata nella stupenda cornice del Teatro Greco a mezzanotte. Venerdì, dopo gli incontri dei giornalisti con Citto Maselli, Peppino Rotunno e Storaro (argomento: il recupero delle vecchie pellicole), con Bogayevicz e con Parry, un solo evento da registrare: l’arrivo del sempre simpatico (per quanto appesantito dagli anni) Alberto Sordi, con il quale dopo si sarebbe visto Tutti a casa. Tra una battuta e un ricordo, Albertone strappa ancora l’applauso più lungo. (m.a.) |
| Il Puma |
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