Non è il Puma a scrivere. Come si avvia a diventare consuetudine, ha avuto luogo dal 23 al 25 ottobre presso il Teatro Comunale di Alessandria, Ring!. Niente a che vedere con la saga giapponese o con il remake americano: si tratta del primo festival italiano incentrato interamente sulla critica cinematografica, abbinato all’ormai consolidato concorso per giovani saggisti e recensori dedicato alla memoria di Adelio Ferrero. Ad organizzarlo, ancora una volta, Lorenzo Pellizzari, Nuccio Lodato, Bruno Fornara e Alberto Barbera. Fra i Round
(interventi singoli) più interessanti quelli dell’austero ma ironico Giorgio Cremonini, che ha proposto uno sguardo sui cadenti prodotti televisivi di casa nostra, Adriano Aprà, che ha esaminato l’evoluzione dell’interlinea, e Aldo Fittante, che ha difeso ragionatamente il cinema italiano, mentre i Match hanno visto protagonisti il provocatore Valerio Caprara contro la direttrice di Ciak Piera Detassis e soprattutto il critico de Il Giornale Maurizio Cabona, Francesco Casetti, che ha provato simpaticamente (e inutilmente) a demolire gli intellettualismi di un trincerato Enrico Ghezzi, e Edoardo Bruno e Mario Calderale, direttori rispettivamente delle storiche testate Filmcritica e Segnocinema, accompagnati da alcuni redattori. Il Gong (curiosità su un personaggio finito in libreria) più interessante, neanche a dirlo, è stato quello che ha visto protagonista Claudio G. Fava, che ha presentato la lunga intervista fattagli da una coppia di scrittori e raccolta nel volume “Clandestino in galleria”; neanche l’arguto Steve Della Casa può competere con l’istituzionale Morando Morandini (brillante vincitore, alla fine, del Guantone d’Oro, assegnato dai giovani partecipanti al Ferrero): i due sono stati, in giorni diversi, al centro di Shadow Boxing, “confessione” spontanea di un giornalista specializzato nella settima arte. Gradevolissimo l’esperimento Ring in Radio, grazie al quale si è potuto assistere in diretta, insieme a Della Casa, Enrico Magrelli e Alberto Crespi, a una puntata della trasmissione Hollywood Party (dovevano essere due, ma la prima è saltata a causa dello sciopero); gli stessi erano intervenuti in precedenza per un’istruttiva Palestra (ambito in cui, l’ultimo giorno, si sono distinti tre giovani e capaci membri dell’AIACE di Torino, analizzando gli incipit di altrettanti film dei Coen). Infine, oltre ai premi alla carriera (Una vita da boxeur) per Sergio Frosali e Ermanno Comuzio, i Pesi Massimi: nell’arco delle tre serate si sono avvicendati Mario Martone, che ha riunito tre cortometraggi in un ideale film, Ciprì & Maresco, che hanno raccolto grandi consensi con i loro corti di Cinico Tv, con gli errori tratti dal loro ultimo film e con il sentito omaggio a Tirone, e Gabriele Salvatores, che leggendo brani dal libro di Ammanniti, avvalendosi delle musiche eseguite dal vivo da Ezio Bosso e mostrando sequenze del suo Io non ho paura, ha creato un evento originale e piuttosto appassionante. Bilancio generale? Assai positivo. (m.a.)
Il Puma