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Niente Puma. È trita abitudine nostrana piangere i fasti del cinema italiano che fu, commiserando quello attuale. Poi ci si ripensa, un paio di titoli non natalizi vanno bene al botteghino e allora si può ricominciare a sperare con gioiosi rintocchi di campana. Quindi l’incantesimo si spezza: i lungometraggi fortunati non raccolgono eredi e si ripiomba nella depressione.
Una fanfara che dura da più di vent’anni e non accenna a smettere. Adesso viviamo un altro momento “sì”, merito di un pugno di “impavidi” prodotti che hanno allietato |
| le casse dei cinema e le penne dei critici all’inizio del 2003 (stiamo dunque escludendo automaticamente l’ottimo L’imbalsamatore di Matteo Garrone, che comunque non ha fatto sfracelli a livelli di incasso)., facendo per giunta incetta di candidature e premi ai David di Donatello, ai Nastri d’Argento, ai Ciak d’Oro, Grolle, Globi, ecc.
I primi due non potevano che essere diretti da due ex-“salvatori”: Gabriele Muccino, autore del poco incoraggiante ritratto borghese Ricordati di me, inferiore a L’ultimo bacio ma ancora più che dignitoso; e lo straordinario Ferzan Özpetek, creatore del poetico e intenso La finestra di fronte. A loro, a breve distanza, quasi di soppiatto, si è aggiunto Gabriele Salvatores, di recente selezionato a rappresentare l’Italia alla prossima ed anticipata edizione degli Oscar con il pregevole ed essenziale Io non ho paura, tratto da Niccolò Ammaniti. E questo dopo che Verdone (Ma che colpa abbiamo noi), Avati (Il cuore altrove), Faenza (Prendimi l’anima) e Milani (Il posto dell’anima) avevano già aggiunto del loro. Proprio quando sembrava che si potessero tirare le somme per la stagione 2002-2003, piomba a sorpresa La meglio gioventù, film-fiume di Marco Tullio Giordana sull’ultimo quarantennio della nostra storia, salutato da un inatteso favore di pubblico.
Nel segno di uno dei protagonisti, il Luigi Lo Cascio del vibrante Buongiorno, notte (di Marco Bellocchio) e del meno interessante ma riuscito Mio cognato (di Alessandro Piva) è nata la nuova annata di celluloide. Le opere provenienti da Venezia, Il miracolo di Edoardo Winspeare, Segreti di stato di Paolo Benvenuti, Il ritorno di Cagliostro di Ciprì & Maresco, Liberi di Gianluca Maria Tavarelli, fanno ben sperare. Adesso stiamo a vedere… (m.a.) |
| Il Puma |
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