Benché pure stavolta non siamo il Puma, proviamo a fare il punto della situazione distributiva in Italia in una fase considerata “morta”, “strategica” o semplicemente “propedeutica” (a seconda degli osservatori) della stagione. L’estate è passata, rapida e indolore: di sicuro qualche titolo è andato forte, come Spider-Man (arrivato a giugno, è balzato al quarto posto della classifica generale nel giro di qualche settimana) e Resident Evil, l’unico successo di luglio; è andata meno bene ad un blockbuster da cui ci si aspettava molto,
Windtalkers, forse penalizzato dal genere (bellico) nell’indice di gradimento del pubblico. Poi il solito “buco nero”, vuoto pneumatico non riempito dai pochi nomi importanti: Shaft, Zoolander, Il castello non hanno riscosso l’attenzione del pubblico, e gli ultimi due sono circolati pressoché furtivamente. Forse ci volevano pellicole immesse sul mercato poco più in là, quali Blade II, We Were Soldiers, Men in Black II, Le grand bleu, About a Boy - Un ragazzo, che probabilmente avrebbero smosso la sonnolenta immobilità dei mesi più caldi, ma al contempo sarebbero state bruciate dall’arsura vacanziera, fruttando al di sotto delle loro capacità. Si parla da anni e anni di ravvivare questo periodo cinematografico, ma un pugno di eroici schermi accesi, che pure aiuta a prolungare la programmazione di nuovi lungometraggi, “non fa inverno”. E sorvoliamo sui tanti film che si aggiravano nel limbo dei listini da un biennio senza mai scorgere la luce: spariti. Poi è giunto il festival di Venezia, con i suoi incassi annunciati (Un viaggio chiamato amore, Magdalene) o, seppur modestamente, imprevisti (Velocità massima). La risonanza mediatica sul momento fa il suo effetto, ma è difficile immaginare le sorti di uscite posticipate e perciò dimenticate, o di un’opera come My name is Tanino, in stand-by (al pari di altre) a causa delle note vicende di Cecchi Gori. Comunque, i top al botteghino continuano ad essere supportati da pubblicità o dalla presenza di divi (Pinocchio, Signs, Red Dragon), a volte dribblando le facili previsioni (in un senso e nell’altro). Adesso si attendono i doni infiocchettati delle feste, con due sole “certezze da botteghino” nostrane: La leggenda di Al John e Jack e Natale sul Nilo. Tuttavia i problemi di squilibrio e sproporzione permangono, e non possono risolversi un passo alla volta. Lascia inoltre perplessi la decisione della Borsa Cinema, che ha deliberato di conteggiare le annate non più da agosto a luglio (anzi, ultimamente, e impropriamente, da luglio a giugno) ma con gli stessi criteri del calendario (è così già in parecchi Paesi), per non “spezzare”, è una delle giustificazioni, l’esito commerciale di alcuni prodotti. Però è una falsa risposta a una falsa questione: le difformità risiedono altrove. (m.a.)
Il Puma