Nel 1959 in Francia si aprirono nuove porte per il cinema: nacque la Nouvelle Vague, un movimento che portò molta vitalità ed energia grazie ai giovani registi francesi, che rinnovarono con nuovi stili e nuove tematiche il modo di fare cinema. La nuova corrente cinematografica, quell’anno, fu una vera esplosione di creatività: in 18 mesi una quarantina di registi debuttarono dietro la macchina da presa. La prestigiosa rivista Cahiers du Cinéma fu l’autentica fucina della Nouvelle Vague: Godard, Truffaut, Rivette, Rohmer, Chabrol si for-
marono prima come critici e poi diventarono le colonne portanti del nuovo cinema francese. L’uscita nelle sale italiane dell’ultimo gioiello del maestro Claude Chabrol, “Grazie per la cioccolata” (in programmazione a Palermo al cinema d’essai Lubitsch), è un motivo valido per rendergli un affettuoso omaggio. Chabrol è nato il 24 giugno 1930 a Parigi, da una famiglia di farmacisti dell’Auvergne. Durante il periodo universitario si accosta, più che agli studi, alla cineteca e ai cinema d’essai. Si dedica anche alla saggistica pubblicando nel 1957 una analisi sul periodo inglese di Hitchcock, scritta in collaborazione con Eric Rohmer. Chabrol è un grande narratore di personaggi pessimisti, di ambiguità e di un humour corrosivo; infatti, all’inizio della sua carriera, non sono poche le difficoltà finanziarie per realizzare i suoi film. “I cugini”, girato nel 1959, suscita molte polemiche, anche se Chabrol può già considerarsi un protagonista di punta della Nouvelle Vague. L’insuccesso dei primi film lo porterà ad affrontare qualsiasi genere, a dirigere un po’ di tutto, sempre però con la sua personalità e con grande professionalità. I soggetti che Chabrol sceglie raccontano di coppie in crisi, di adulterio, passioni d’amore che portano a teorizzare il delitto e a descrivere la provincia francese in tutta la sua ambiguità. In tutto questo il cibo diventa un’apologia per raccontare le sue trame apparentemente sottili, che però nascondono l’ambiguità e la cattiveria dei protagonisti. Per esempio, tre pasti sono al centro di “Ucciderò un uomo” (1969), con la scansione del tempo che diventa tragedia. I conflitti familiari vengono narrati in “Delitti e champagne” (1967) e in “Stéphane, una moglie infedele” (1968). Un pranzo di nozze è all’origine di uno dei capolavori del primo Chabrol, “Il tagliagole” (1970), la struggente storia d’amore tra una direttrice di una scuola e un macellaio. Chabrol descrive con straordinaria ferocia la stupidità, l’avarizia, la meschinità della provincia francese, e lo fa con molta eleganza, sottigliezza, con una messa in scena impeccabile. Il maestro si è spesso circondato di un’équipe di tecnici che lo hanno accompagnato nel corso della sua carriera, fino all’ultimo film “Grazie per la cioccolata”. La sua ex moglie Stéphane Audran, Sandrine Bonnaire e Isabelle Huppert sono le attrici che hanno caratterizzato maggiormente l’inquietante fascino della pazzia. Nel film “Gli innocenti dalle mani sporche” (1975), Romy Schneider è sposata con un ricco alcolizzato (Rod Steiger) e vuole eliminarlo con la complicità dell’amante. In un altro film del 1973, “L’amico di famiglia - Le nozze rosse”, con Michel Piccoli e Stéphane Audran, l’ambientazione è la provincia francese della Loira e al centro del racconto c’è un duplice omicidio. In un capolavoro diretto da Chabrol nel 1988, “Un affare di donne”, Isabelle Huppert interpreta un personaggio realmente esistito durante la Seconda Guerra Mondiale: si tratta della storia di Marie, che decise di diventare abortista per migliorare le condizioni economiche della famiglia. Denunciata dal marito, fu condannata a morte. Nel 1995 Sandrine Bonnaire e Isabelle Huppert fanno coppia ne “Il buio nella mente”, un altro tassello da aggiungere alla vasta carriera di Chabrol. La Bonnaire è una analfabeta e lavora come donna di casa presso una famiglia agiata. La Huppert è un’impiegata alle poste. Le due donne fanno amicizia, un’amicizia che si rivelerà pericolosa. Ne “Il colore della menzogna” c’è l’omicidio di una bambina che viene rinvenuta nel bosco, c’è un pittore zoppo (Jacques Gamblin), sua moglie (Sandrine Bonnaire) che vive il breve momento di un adulterio e il bellissimo villaggio di pescatori della Bretagna. E con l’ultimo film “Grazie per la cioccolata”, Isabelle Huppert ci regala la memorabile interpretazione di una donna perfida. Eleganza della messa in scena, perfetta scrittura, uso appropriato delle musiche e dell’ambiente, la provincia francese a cui è tanto affezionato Chabrol sono alcuni elementi che rendono ancora grande il suo cinema. Un cinema senza tempo che ancora oggi è capace di affascinare e di sedurre anche lo spettatore più distratto. (Il Puma)
Il Puma