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Per l’ultima volta (?) lo scrivente è un sostituto del Puma. Archiviato anche il 2001, è il momento di tirare le somme dell’anno cinematografico a Palermo, città che ha visto nell’arco di appena un mese e mezzo l’apertura (o riapertura) di ben tre sale. Nell’ordine: il Ciak, il Golden e l’Aurora 2. È indubbiamente un fatto positivo l’essere arrivati a quota venticinque cinema in un periodo in cui sono crollate le distinzioni tra prime visioni e visioni successive, e non è escluso, volendo essere ottimisti, che questo consenta maggiore |
| visibilità ai cosiddetti titoli-fantasma, ovvero quelli che rimangono pochi giorni o non riescono addirittura ad uscire. Certo, in un libero mercato, dove i film d’essai assottigliano sempre più i confini che li separano dai blockbuster hollywoodiani, è inevitabile che qualcuno incassi parecchio e che qualcun altro venga sdegnosamente (e possibilmente a torto) ignorato dal pubblico. L’importante, tuttavia, è che tutti abbiano la possibilità di accaparrarsi un incasso che raddrizzi la stagione. Il problema, semmai, è il minacciato rincaro del biglietto: con la scusa della moneta unica, si è parlato di portare il prezzo d’ingresso a 7 euro (dagli attuali 6,20), il che potrebbe tradursi in una paventabile disaffezione, foss’anche momentanea, del pubblico. Sperando che la faccenda non si verifichi, resta un rammarico: per tre schermi che si accendono, due se ne sono spenti (con i loro oltre mille posti a sedere complessivi): il Nazionale e il suo “figlioccio” Nazionalino (saremmo a 27…). Passata la mezzanotte dell’1 luglio scorso, mentre Stallone si avviava verso una nuova vita ne La vendetta di Carter, qualche metro più sopra Hart Bochner si faceva spingere su una sedia a rotelle con “Funerale di una marionetta” in sottofondo in Urban Legend - Final Cut; ecco le immagini definitive proiettate nelle storiche platee di via Emerico Amari. Non è assolutamente il caso di discutere delle scelte dei gestori, che hanno ceduto il doppio locale al Bingo dopo delle annate decisamente non entusiasmanti in quanto ad introiti (spettatori, che fate?): far quadrare il bilancio è fondamentale. Inoltre, purtroppo, sono proprio i luoghi che ospitano la decima musa quelli maggiormente adattabili alle esigenze di questa sorta di tombola (che ha già dato buoni risultati in altri Paesi europei e consta di molti servizi interni), e anzi c’è da ringraziare il cielo che non ne abbia inglobati di più (erano a rischio, non del tutto debellato, anche King e Metropolitan). Ciò che dispiace è che tale “febbre del gioco”, mito del facile guadagno innescato dalle vincite miliardarie del Superenalotto, non ha nulla a che fare con le arti, anche quando sono malriuscite. Duole ammetterlo, ma quanto accade sembra la prospettiva di un progressivo appiattimento culturale che interessa la popolazione, sicuramente non gli imprenditori che sanno fare il loro mestiere. Per quel che ci riguarda, noi di 24fotogrammi, caparbiamente e se credete scioccamente, lasceremo, almeno per un po’, quest’antesignana multisala nell’elenco degli spettacoli, al suo posto. Così, perché contiene dei ricordi…
(m.a.) |
| Il Puma |
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