C’è un episodio che ricordo spesso quando parlo di Ugo Tognazzi. Era un giorno invernale del 1983, e mi recai al cinema a vedere un film da lui interpretato, “Il petomane”; la sala era semivuota, e questo particolare mi fece pensare che Tognazzi era stato quasi dimenticato dal pubblico. Ripeto “quasi”, perché mi riferisco a quelle poche persone che erano sedute in sala. Il film, diretto con accurata ricostruzione storica da Pasquale Festa Campanile, si svolge a Parigi durante il periodo della “Belle Époque”, e racconta la storia di un
personaggio che fece scalpore: Joseph Pujol, di origine marsigliese, che si esibiva con successo nel giardino del Moulin Rouge mostrando le sue capacità musicali a suon di peti con tanto di accompagnamento orchestrale. Con Pujol, personaggio realmente esistito, Tognazzi dimostrò ancora una volta di essere quel grande attore che era con una interpretazione calibrata, mai volgare nonostante il tema, e ricca di sfumature. Una curiosità: nel film di Campanile recitavano anche i suoi due figli, Ricky e Gianmarco. Mentre il cinema non gli dava più le soddisfazioni di un tempo, Tognazzi con il teatro riuscì a varcare i confini dell’Italia, recitando a Parigi “L’avaro” di Molière e anche Pirandello. Le origini di questo straordinario attore risalgono agli anni ’40, quando lavorava con successo nel mondo dell’avanspettacolo, accompagnato da soubrette dal calibro di Dorian Gray, Erika Sandri, Alba Regina e Lia Cortese. E poi ci fu il sodalizio con un altro personaggio indimenticabile, Raimondo Vianello, con cui fece coppia in televisione nel celebre spettacolo, “Uno, due, tre” e al cinema in film di autentica comicità come “Noi siamo due evasi” (1959), “A noi piace freddo…!” (1960) e l’esilarante parodia di “Psyco”, girata nel 1961 e intitolata “Psycosissimo”. Tognazzi lavorò anche accanto a Totò in “Totò nella luna” (1958) e in “Sua eccellenza si fermò a mangiare” (1961), dove rincontrava, ancora una volta, l’amico Vianello. Con “Il federale” (1961) di Luciano Salce, l’arte interpretativa di Tognazzi prese una piega diversa, i suoi personaggi si allontanarono dalla semplice e diretta comicità e assunsero uno spessore diverso. Ne “Il federale” Tognazzi è un graduato delle Brigate Nere che viene scelto per riportare a Roma un filosofo antifascista. La satira di Salce è pungente e la sceneggiatura di Castellano e Pipolo non ha una sbavatura. L’incontro con Salce diede altri frutti, come “La voglia matta” (1962), “La cuccagna”, sempre girato nello stesso anno e avente come interprete principale lo sfortunato cantautore Luigi Tenco, “Le ore dell’amore” (1963). Con Dino Risi, Tognazzi, interpretò accanto a Vittorio Gassman “La marcia su Roma” (1962) e “I mostri” (1963), uno dei capolavori della commedia all’italiana, dove in 20 episodi vengono raccontati tutti i difetti dell’Italia del boom. L’incontro con Marco Ferreri è un altro passo importante nella carriera di Ugo Tognazzi; con lui girò film straordinari come “La donna scimmia” (1964), l’episodio “Il professore” dal film “Controsesso”, “L’ape regina” (1963), “Oggi, domani, dopodomani” (1965), dove recitò accanto a Marcello Mastroianni. I due si trovarono a lavorare insieme nel capolavoro “La grande abbuffata” (1973), dove la passione per le donne e per il cibo porta quattro amici alla morte. Nel cast fanno parte Michel Piccoli, Philippe Noiret e fra le figure femminili spicca la presenza di Andréa Ferréol. Un'altra satira feroce diretta da Marco Ferreri è “Non toccare la donna bianca” (1974), una sorta di western che prende in giro sia gli oppressi che la forza del Potere, che nel film viene rappresentata dalla figura di Mastroianni nei panni del generale Custer. È impossibile dimenticare le “zingarate” di “Amici miei” (1975), personaggi creati dalla fantasia di Pietro Germi, che morì all’inizio delle riprese. Il film venne diretto da Mario Monicelli, che nel 1982 girò un secondo capitolo accentuando la crudeltà degli scherzi. La lunga carriera di Ugo Tognazzi è ricca di film più o meno riusciti; ne fece pure qualcuno come regista. Ricordiamo il titolo più curioso della sua filmografia, “I viaggiatori della sera” (1979), dove faceva coppia con Ornella Vanoni, una storia dalle tonalità crepuscolari e malinconiche. Un altro film da menzionare è “Il vizietto” (1978), tratto da una commedia francese e diretto da Edouard Molinaro, un enorme successo di pubblico. L’accoppiata Tognazzi-Serrault si rivelò vincente al botteghino. Ugo Tognazzi si spense esattamente dieci anni fa, il 27 ottobre del 1990 alle 23,15, per un’emorragia cerebrale. Con il mio breve omaggio ho cercato di dare un’idea della grandezza di attore di Tognazzi, oggi dimenticato, come ricordano i figli Ricky e Gianmarco. Non è stata programmata nessuna retrospettiva, ed è una ferita grave non solo per il cinema italiano, ma per la storia del cinema in sé. (Il Puma)
Il Puma