Che cosa si può aggiungere di nuovo a tutto quello che si è finora detto e scritto su Totò? Indubbiamente, niente… Quindi, non possiamo fare altro che limitarci a ricordare la grande maschera napoletana nota in tutta la sua straordinaria simpatia e umanità, evocando l’infinita sequenza di gag e memorabili tic che l’hanno resa popolare e inossidabile. Tempo fa è stata rivolta una domanda a Federico Fellini: “Che cosa ne pensa di Totò ?”. La risposta è stata: “Totò non poteva fare che Totò, come Pulcinella non poteva che essere Pulcinella.
Che cosa potevi fargli fare? Il risultato di secoli di fame, di miseria, di malattie, il risultato perfetto di una lunghissima sedimentazione, una sorta di secrezione diamantifera, una splendida stalattite, questo era Totò!”. Dunque, Totò come Pulcinella, una macchina perfetta produttrice di situazioni di irresistibile comicità. Un talento unico che l’attore ha dimostrato anche in pellicole minori come “Totò sexy”, “Totò di notte n.1”, “Totò d’Arabia”. La sua carriera è costellata anche di film pregevoli, serviti da un buon copione: basti ricordare “Totò sceicco”, l’indimenticabile “47 morto che parla”, quel piccolo gioiello che è “Totò cerca casa”, il capolavoro “Guardie e ladri” e il modello di tutta la commedia all’italiana, “I soliti ignoti”, dove, nel fulminante ruolo di Dante Cruciani, ci regala in poche scene uno straordinario saggio di bravura, esibendo i diversi metodi per scassinare una cassaforte. Ma la marionetta Totò ha dimostrato di possedere pure un volto malinconico. È da tenere in considerazione, infatti, “Dov’è la libertà…?”, l’unica volta che è stato diretto da Roberto Rossellini, e “Totò e i re di Roma”, regia di Steno e Monicelli. Quest’ultimo film è liberamente tratto da due racconti di Anton Cechov, “La morte dell’impiegato” e “Esami di promozione”: un ruolo ideale per Totò, che riesce a destreggiarsi magistralmente nella parte di un archivista di un ministero, con alcuni momenti pieni di comicità e altri estremamente commoventi. Inoltre, questo è l’unico film dove recita accanto ad Alberto Sordi: due grandi attori dell’epoca che non hanno più avuto la possibilità di lavorare insieme. È noto che Totò fece coppia con Peppino De Filippo in film irresistibili come, tanto per citarne due, “Chi si ferma è perduto” e il celeberrimo “Totò, Peppino e la… malafemmina” (indimenticabile in quest’ultimo la scena di Totò impegnato a dettare una lettera al suo formidabile partner). Totò è stato anche il primo ad avere contribuito ad aprire le porte del colore in Italia, interpretando per l’appunto “Totò a colori”, film che contiene uno dei più grandi pezzi di comicità del cinema italiano: lo sketch del vagone letto. L’espressività e la poetica della maschera di Totò la riscontriamo, alla fine della sua lunga e felice carriera, in occasione dell’incontro con il poeta Pier Paolo Pasolini, che dirige il comico napoletano in “Uccellacci e uccellini” e nell’episodio “Che cosa sono le nuvole?”, inserito in un film collettivo intitolato “Capriccio all’italiana”. Molte sono le cose che si potrebbero ancora ribadire su Totò, sulla sua comicità e sul suo modo di essere attore-marionetta; meglio forse affidarsi alle immagini, capaci di comunicare da sole ai pochi che ancora non lo conoscono l’essenza dell’irresistibile arte del principe dei comici, quel principe blasonato che, in privato, si vergognava “dell’altro se stesso”, che di professione faceva la “maschera”. (Il Puma)
Il Puma