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Due grandi sceneggiatori dell’epoca d’oro del cinema italiano sono morti in questo periodo: Rodolfo Sonego e Leo Benvenuti. Due grandi firme, due modi diversi di dipingere con ironia l’Italia del tempo che fu. Rodolfo Sonego era nato a Cavarzano nel 1921, in provincia di Belluno. Ricoverato al Policlinico Gemelli per una frattura al femore, ci ha lasciato la notte del 14 ottobre. Aveva 79 anni e dal 1954 diventò il principale collaboratore di Alberto Sordi nei suoi film. Il suo incontro con il cinema avviene nel 1946, quando Sonego col- |
| laborò alla sceneggiatura di “Pian delle stelle” di Giorgio Ferroni. Interpretato da Roldano Lupi e Dina Sassoli, tra le firme, in ambito di scrittura, spunta anche il nome di Indro Montanelli. La collaborazione con Giorgio Ferroni continuò negli anni successivi con film come “Tombolo, paradiso nero” (1947), e “Vivere a sbafo” (1949). Con Lizzani ed altri nel 1951 Sonego scrisse “Achtung! Banditi” e sempre nello stesso anno mise mano al copione del capolavoro di Giuseppe De Santis, “Roma ore 11”, insieme agli sceneggiatori Cesare Zavattini e al futuro regista Elio Petri. Per Alberto Lattuada, Sonego concepì due capitoli importanti per il cinema italiano: “Anna” (1952) con Silvana Mangano e “La spiaggia” (1953) con Martine Carol e Raf Vallone. Nel 1954 nacque appunto il fatidico incontro con Sordi per la realizzazione del film “Il seduttore”, regia di Franco Rossi. Incontro importante e fortunato: Sonego e Sordi lasceranno un’impronta importante nella storia del cinema italiano, personaggi indimenticabili come “Guglielmo il dentone”, satira di costume nei modi e nei comportamenti al passo con l’epoca. Film come “Un eroe dei nostri tempi” (1955) di Mario Monicelli (questa settimana in programmazione su Cineclassic), “Il marito” (1957), “Il moralista” (1959) e “Il vedovo” (1959), per la regia di Dino Risi, rappresentano al meglio l’evoluzione del personaggio Sordi e la firma inconfondibile di Sonego. Dopo avere scritto il divertentissimo “Il vigile” (1960) di Luigi Zampa, nel 1961 Sonego firmò uno dei suoi capolavori, “Una vita difficile”, forse la sua sceneggiatura più complessa, affidata alla mano esperta di Dino Risi. E con questo film Sordi ci regala una delle interpretazioni più belle della sua carriera, una indimenticabile prova d’attore. La sua partner femminile in questo film è Lea Massari, attrice oggi poco ricordata ma di grande bravura. Per chi ne volesse sapere di più su Rodolfo Sonego, consigliamo il libro da poco uscito, “Il Cinema secondo Sonego” a cura di Tatti Sanguineti, edito da Transeuropa/Cineteca. E adesso ricordiamo la figura di Leo Benvenuti, morto venerdì a Roma nell’ospedale di San Giacomo, per problemi cardiaci. Aveva 77 anni. Insieme a Piero De Bernardi, Leo Benvenuti formò una delle coppie più solide del nostro cinema, paragonabile ad Age e Scarpelli. Nato a Firenze nel 1923, Benvenuti cominciò la sua attività di scrittore nella redazione di alcune riviste umoristiche durante l’immediato dopoguerra. Grazie a Tullio Pinelli, nel 1954 conobbe Piero De Bernardi e scrissero una riduzione per il cinema di un romanzo di Vasco Pratolini, “Le ragazze di San Frediano”, per la regia di Valerio Zurlini. Un binomio felice quello di Benvenuti e De Bernardi, uniti dalla stessa idea di fare cinema. Scrissero molti copioni per Lattuada, Germi, De Sica, Leone, Comencini, e per Villaggio portarono sul grande schermo il personaggio di Fantozzi sin dal primo capitolo; ma la perdurante serie a lungo andare perse satira e umorismo. Per la fervida fantasia di Pietro Germi, Benvenuti e De Bernardi scrissero “Amici miei” (1975) e alcuni film di Carlo Verdone, come gli esordi in un “Un sacco bello” (1980) e “Bianco, rosso e Verdone” (1980). La celebre coppia di sceneggiatori lavorarono molto insieme a Monicelli, scrivendo film come “Speriamo che sia femmina” (1986), fino al recente debutto televisivo del regista avvenuto su Raiuno con “Come quando fuori piove”. Il loro ultimo copione è il film “Teste di cocco”, in questi giorni nelle sale, e il debutto di Piero Chiambretti come attore e regista di “Ogni lasciato è perso”, ancora inedito al cinema. Paolo Villaggio ricorda con queste parole, il suo amico Leo Benvenuti: “Ha scritto quasi tutti i miei film, a cominciare da “Fantozzi”, aveva dato un taglio al racconto che io, quando creai la figura del ragionier Ugo, non avevo. Fantozzi era un personaggio che Leo amava tantissimo. In uno degli ultimi episodi aveva accettato di interpretare l’ostetrico che fa nascere il piccolo Fantozzi, lo avevamo deciso per gioco, per divertimento. E sarà proprio quella parte di Leo che mi mancherà di più: passare giornate con lui era divertentissimo”. (Il Puma) |
| Il Puma |
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