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Se n’è andato, in silenzio, se n’è andato Richard Farnsworth sparandosi un colpo di pistola, esasperato da un cancro allo stato terminale. Ha preferito il suicidio per sopprimere il dolore, che già lo aveva accompagnato durante la lavorazione del capolavoro di David Lynch, “Una storia vera”. Se n’è andato all’età di 79 anni un protagonista che ha cavalcato la storia del cinema da stuntman oppure come semplice comparsa. Il film di Lynch parla di saggezza per chi ha provato gioie e dolori, parla di ricerca del silenzio, il silenzio della |
| campagna americana o quello dell’anima, parla di pace, la pace che ritroverà Alvin Straight (così si chiama il protagonista di “Una storia vera”, dove il cognome Straight assume anche il significato di onestà e sincerità) nel ritrovare il fratello malato che non vedeva da dieci anni. Il viaggio compiuto dal settantatreenne contadino non si dimentica tanto facilmente: salito su un tosaerba nell’ottobre del 1994, alla velocità di cinque miglia all’ora, in sei settimane si spostò dallo Iowa al Wisconsin. La storia venne pubblicata sul New York Times, e così Mary Sweeney, attuale compagna di Lynch, attinse le informazioni necessarie, fece la conoscenza del vero Straight e in seguito firmaerà la sceneggiatura del film. “Una storia vera” riporta indietro nel tempo, per la regia piena di lirismo di Lynch, per la struggente partitura di Angelo Badalamenti, fedele compositore, da sempre, del geniale regista e per la indimenticabile interpretazione di Richard Farnsworth, che per questo ruolo ha ottenuto una nomination all’Oscar senza, purtroppo, vincerlo. Era già successo nel 1978 a Farnsworth di essere nominato all’ambita statuetta, come attore non protagonista, per il western di Alan J.Pakula “Arriva un cavaliere libero e selvaggio”, anche in quell’occasione senza successo. Richard Farnsworth ha cominciato a lavorare nel mondo del cinema nel 1938, nel film “Le avventure di Marco Polo” di Archie Mayo, dove tra le comparse figurava una diciassettenne Lana Turner. Ha lavorato con i fratelli Marx in “Un giorno alle corse”, con Kubrick in “Spartacus”, dividendo la sua attività, come avevamo già detto prima, tra stuntman o semplice comparsa. Il suo primo ruolo risale al 1976 in una commedia di Melvin Frank, “La volpe e la duchessa”. In tempi più recenti è apparso in “Misery non deve morire” e il brutto remake di “Getaway”. In una scena di “Una storia vera” Farnsworth-Straight, parla di ricordi di guerra con un altro veterano: sono quelli veri dell’attore. Noi ricordiamo la figura di Richard Farnswort con simpatia, tenerezza e malinconia. E il colpo che spezza il silenzio all’inizio del film di Lynch è un po’ un segno premonitore della sua morte. (Il Puma) |
| Il Puma |
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