Rainer Werner Fassbinder: scrittore, regista e attore dalla personalità complessa, talento eccezionale, a soli 23 anni si era già fatto notare per il suo rigore nel fare teatro e cinema. Nato nel 1946 a Bad Worishofen in Baviera, dopo il divorzio dei genitori venne educato dalla madre, che lavorava come traduttrice e che in seguito divenne attrice con il nome d’arte Lilo Pempeit, interpretando anche numerosi film del figlio. Nel 1969 al Festival di Berlino il giovane regista tedesco presentò il suo primo film, “L’amore è più freddo della
morte”, citando atmosfere da noir francese con uno stile rigoroso, che diventerà uno degli elementi essenziali del suo cinema insieme al melodramma (uno dei suoi registi preferiti è Douglas Sirk, il “genio” del melodramma, autore di film indimenticabili quali “Magnifica ossessione”, “Come le foglie al vento” e “Lo specchio della vita”). Ne “L’amore è più freddo della morte” rilevante è la presenza di Hanna Schygulla, conosciuta da Fassbinder a soli 18 anni, quando si iscrisse ad una scuola d’arte drammatica. La Schygulla diventerà la sua attrice preferita: ne “Il matrimonio di Maria Braun” (1978), uno dei capolavori della storia del cinema, perfetta è l’armonia che il regista tedesco e l’attrice raggiungono sul set. Il film analizza quarant’anni di storia tedesca attraverso la figura di una donna, la Maria Braun del titolo, che durante la guerra fa la prostituta e che successivamente riesce a diventare una donna d’affari attraverso il mercato nero. Una memorabile Hanna Schygulla in uno dei suoi ruoli più complessi, anche se Fassbinder già nel 1974 l’aveva diretta in “Effi Briest”, tratto da un romanzo scritto nel 1895 da Théodore Fontaine. Melodramma delicato di taglio bressoniano, ricco di sfumature, racconta la storia di un rapporto extra-coniugale: Effi Briest si sposa giovanissima con il noioso Barone Von Instetten e cerca di riempire il vuoto della propria esistenza concedendosi ad un amante frivolo. Ma il Barone scopre la relazione e la ripudia. Effi Briest, che sarà respinta anche dai genitori, invecchierà e morirà in solitudine. La solitudine è la fine che attende anche Petra nel film “Le lacrime amare di Petra von Kant”, dove Margit Carstensen, nel ruolo della protagonista, è una disegnatrice di moda che vive delle relazioni con altre donne. Tratto da un testo teatrale dello stesso Fassbinder, la storia di Petra è indubbiamente il film più autobiografico e anche tra i più disperati del regista tedesco. L’omosessualità è pure il tema affrontato in “Il diritto del più forte” (1975), dove lo stesso Fassbinder interpreta un operaio omosessuale che vince alla lotteria; la descrizione della società tedesca è senza speranza. In “Un anno con tredici lune” (1978), invece, il regista racconta gli ultimi giorni di agonia di un transessuale, e il tono del melodramma è straziante. Il tema dell’omosessualità ritorna nel suo ultimo film, “Querelle de Brest” (1982), che racconta il calvario di un marinaio (Brad Davis) ed è tratto da un romanzo di Jean Genet. Fassbinder morì il 10 giugno 1982 e il film, presentato alla mostra di Venezia nel settembre di quell’anno, venne distribuito in Italia con un breve taglio di quasi due minuti. Sempre nello stesso anno, Fassbinder girò un altro dei suoi capolavori, “Veronika Voss”, film di forte malinconia in cui il passato si mescola con il presente attraverso la figura tragica di un’attrice morfinomane, ormai sul viale del tramonto. Ispirato alla vita di Sybille Schmitz, attrice che morì suicida nel 1955, il film vinse l’Orso d’oro al Festival di Berlino. “Lili Marleen” è il film che Fassbinder girò nel 1980; tratta la storia d’amore tra una cantante tedesca e un musicista ebreo nella Zurigo del 1938: la Schygulla dimostra per l’ennesima volta la sua alta statura d’attrice. Nel cast anche il nostro Giancarlo Giannini. La tetralogia fassbinderiana è completata da “Lola” (1981) con Barbara Sukowa, che diventa l’attrazione principale di un bordello. Fassbinder era uno di quei geni in grado di girare film ad un ritmo sostenuto (nel periodo 1969-70 riuscì a realizzare dieci film). Un genio che ha fatto spesso discutere per i temi trattati nei suoi film: il ciclo che è già in corso sui canali digitali CineClassics e CineCinemas è un’ottima occasione per apprezzare le opere di uno dei più grandi registi di tutti i tempi. (Il Puma)
Il Puma