“Poiché il cinema non è solo un’esperienza linguistica, ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un’esperienza filosofica”. Con questa frase, rendiamo omaggio al poeta-regista Pier Paolo Pasolini. All’alba del 2 novembre 1975, Pasolini veniva trovato morto, nello squallore dell’idroscalo di Ostia, a pochi chilometri da Roma. Da allora sono passati venticinque anni, e il suo cinema così ricco di poesia, di disperazione, è un cinema dalle immagini forti, realistiche, che ancora oggi sono capaci di colpire lo spettatore. Pasolini gira
il suo primo film all’età di 39 anni: “Accattone”, che viene presentato alla mostra di Venezia nell’agosto del 1961. È interpretato da Franco Citti nel ruolo di Cataldi Vittorio detto Accattone, un “pappone” che sfrutta una prostituta di nome Maddalena (Silvana Corsini). Il poeta-regista descrive la gente di borgata con molto vigore; “Accattone” è il primo film ad uscire con il divieto ai minori di diciotto anni, ed è l’inizio di quegli scandali che hanno caratterizzato la sua vita privata e cinematografica. L’omosessualità è il primo gradino verso l’emarginazione dalla società. Pasolini prima di passare dietro la macchina da presa firma alcune sceneggiature, fra cui “La notte brava” di Mauro Bolognini, amaro ritratto di ragazzi di borgata, e collabora con Fellini alla stesura de “Le notti di Cabiria” (1956). La figura della prostituta Cabiria interpretata magistralmente da Giulietta Masina, e la vita notturna del film di Bolognini sono segnali che Pasolini svilupperà, lottando contro tutti, nei suoi lavori come regista. Proprio ad Anna Magnani fa interpretare “Mamma Roma” nel 1962, una sorta di discesa all’inferno per i protagonisti, un film straziante. La Magnani nel ruolo del titolo è una prostituta che un giorno decide di smettere di fare la “professione” per occuparsi di suo figlio, avuto da un marito delinquente. Il ragazzo ha un corpo gracile, è analfabeta, e Mamma Roma va in cerca di una soluzione, per far inserire suo figlio in una società di gente “perbene”. Accompagnato dalla note di “Violino tzigano”, l’opera seconda di Pasolini descrive l’ambiente con un accento ancora più marcato e con un finale che non lascia nessuna speranza. Nel 1963 Pasolini gira un cortometraggio inserito in un film ad episodi intitolato “RoGoPaG” (il titolo allude alle iniziali dei registi dei vari episodi: Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti). L’episodio si intitola “La ricotta”, con Orson Welles nella parte di un regista di ispirazione marxista ortodossa. Nello stesso anno il poeta dichiara una passione politica verso il comunismo e gira “La rabbia” una specie di saggio poetico sull’angoscia della guerra. Il 2 novembre alcuni canali digitali dedicheranno la giornata al ricordo di Pasolini, attraverso film e documenti importanti da non perdere. Cinecinemas 1 comincia la serata alle 19,40 con il documentario “Chiunque dice la verità morirà”. Si prosegue con “Interventi e ricordi” e poi si dà inizio alla programmazione dei seguenti film: alle 21,00 “Il fiore delle mille e una notte” (1973), alle 22,25 uno speciale su Pisolini; poi si riprende con la versione integrale di “Salò o le 120 giornate di Sodoma” (1975) e si conclude con “Il Decameron” (1970) e “I racconti di Cantebury” (1972). Su Raisat cinema alle 21,00 viene trasmesso “Porcile” (1969), cui seguirà un ritratto dell’autore. Negli altri canali Raisat l’argomento viene affrontato diversamente: Show dedicherà un omaggio al teatro di Pasolini e Art alla sua grande capacità di essere un efficace documentarista. Su Album viene messa in discussione la tragica fine di Pisolini, mentre su Telepiùnero la “Notte Pasolini” viene condotta da Tatti Sanguineti e Sandro Veronesi. Il programma prevede documentari e cortometraggi girati da Guido Chiesa, Bruno Bigoni, Gianluigi Toccafondo e Daniele Vicari. “L’intelligenza non avrà peso, mai, nel giudizio di questa pubblica opinione. Neppure sul sangue dei lager tu otterrai da una dei milioni di anime della nostra nazione un giudizio netto, interamente indignato: irreale è ogni idea, irreale ogni passione di questo popolo ormai dissociato da secoli, la cui soave saggezza gli serve a vivere, non l’ha mai liberato. Mostrare la mia faccia, la mia magrezza alzare la mia sola, puerile voce non ha più senso: la viltà avvezza a vedere morire nel modo più atroce gli altri, con la più strana indifferenza. Io muoio, ed anche questo mi nuoce.” E con questa testimonianza del poeta Pasolini, concludiamo il nostro omaggio e consigliamo la visione dei suoi film e soprattutto una riflessione su “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, immagini che ancora oggi sconvolgono per la crudeltà e per la forza del Potere. (Il Puma)
Il Puma