 |
 |
 |
Nella scena finale di “RKO 281” (film girato da Benjamin Ross per la televisione americana, prodotto dai fratelli Scott, che racconta il “dietro le quinte” della travagliata realizzazione di “Quarto potere” di Orson Welles) le luci si spengono in una sala gremita di persone e lo schermo si illumina sui titoli di testa del “capolavoro dei capolavori”, “Citizen Kane”, ovvero “Quarto potere”, appunto. Uscito in questi giorni nelle sale, “RKO 281” (il numero fa riferimento alla catalogazione del progetto del film all’interno della casa di |
| produzione R.K.O.) è un film per chi ama il cinema e non solo quello di Orson Welles. È come vivere la magia del grande schermo entrando dalla porta principale, la porta dei grandi studios americani. Ad Hollywood c’è stato sempre un legame tra il progetto di un film e il potere, quel tipo di potere incontrollabile, indistruttibile (in questo caso lo scontro tra Welles, interpretato da Liev Schreiber, e il magnate della stampa, William Randolph Hearst, che ha il volto di James Cromwell). Ma il film di Benjamin Ross ignora la prima interpretazione del carismatico Orson Welles: risale all’età di diciannove anni, quando girò un cortometraggio alla Todd School, intitolato “The Hearts of Age”, in cui interpretava, in modo piuttosto grottesco, il personaggio della Morte che esige come eredità la vita di un’anziana gentildonna, interpretata da Virginia Nicholson, sua prima moglie. Ma Welles non era per niente convinto di questo primo esperimento, tanto da farlo cadere nel dimenticatoio. Lo considerava la brutta copia dei film surrealisti francesi e de “Il gabinetto del dottor Caligari”, una delle più grandi opere dell’Espressionismo tedesco. Da cinefilo accanito, maniacale quale io sono, mi rivolgo a tutti coloro che hanno la stessa passione senza freni nel divorare immagini sul grande e piccolo schermo, consigliando loro vivamente di vedere questo primo esperimento di Orson Welles, la prima traccia di uno dei geni assoluti della Storia del Cinema. “Quarto potere” non ebbe quel successo di pubblico tanto annunciato, anche se la critica lo amò molto. John O’Hara scrisse su Newsweek che Welles era “il miglior attore di tutta la storia del cinema”, François Truffaut lo definì “il film dei film” e le lodi intorno alla pellicola e alla carriera di Welles, che ebbe non pochi problemi nei progetti che realizzò in seguito, non finirono qui. La causa dell’insuccesso commerciale del film deriva da questa vicenda: Louella O. Parsons, responsabile della cronaca cinematografica per tutta la catena dei quotidiani di William Randolph Hearst, fu una delle prime persone a vedere “Quarto potere” e riferì al suo principale che la vicenda raccontava di un magnate della stampa di nome Charles Foster Kane (ispirato alla sua reale figura) e del rapporto con la sua amante Marion Davies. Non ci fu nessuna pubblicità al capolavoro di Welles, ma “Quarto potere” entrò ugualmente a far parte della leggenda. Il nome “Rosabella” che Kane-Welles pronuncia all’inizio del film, quando sta per morire nella sua immensa dimora (com’è noto il film comincia con la sua morte), la sua entrata in scena dopo venticinque minuti dall’inizio, le scene in cui Kane viene ripreso nell’ombra, di profilo o in campo molto lungo, la sequenza finale quando Kane esplode con tutta la sua furia e distrugge l’arredo della camera della seconda moglie, sono tra i momenti più belli, più geniali mai filmati. Nel 1942 la RKO produsse il secondo lungometraggio di Orson Welles, “L’orgoglio degli Amberson”, tratto da un romanzo di Booth Tarkington. Welles ingaggiò Tim Holt (attore soprattutto di western a basso costo), Dolores Costello, Joseph Cotten e Agnes Moorehead (sua attrice preferita, faceva parte anche del cast di “Quarto potere”) e concentrò tutte le sue energie nella regia. Completato il film, Welles alla prima proiezione ricevette dagli addetti ai lavori pareri di grande entusiasmo. Il film venne giudicato splendido e indimenticabile, ma il destino volle che la pellicola venisse mandata in sala montaggio per apportare alcuni tagli. La carriera di Welles fu molto travagliata e il suo rapporto con i produttori non idilliaco. Tutto ciò può sembrare strano, visto che stiamo parlando del “genio” che a soli 24 anni con coraggio e determinazione realizzò “Quarto potere”, riuscendo a scrivere una delle pagine più significative del cinema. Ma i geni, come insegna la storia, in fondo sono stati sempre un po’ incompresi. Una piccola curiosità per tutti i cinefili: nel film “Ed Wood” di Tim Burton, la figura di Orson Welles era stata già interpretata da Vincent D’Onofrio. (Il Puma) |
| Il Puma |
|
 |
|
 |