Secondo appuntamento dedicato ai film usciti durante il periodo delle feste. Un genere ricorrente che le case di distribuzione lanciano sul mercato è il cinema d’animazione, che da un po’ di tempo a questa parte ha allargato i propri confini, non limitandosi più alle sole produzioni Disney. Due sono i blockbuster che hanno invaso gli schermi a partire da dicembre: “Dinosauri”, per la regia di Ralph Zondag ed Eric Leighton, una autentica meraviglia per gli occhi, e “Galline in fuga”, il primo lungometraggio diretto da Peter Lord & Nick
Park, capolavoro del cinema d’animazione con citazioni tratte da “Stalag 17” di Billy Wilder e “La grande fuga” di Sturges. L’animazione digitale di “Dinosauri” è tra le più sofisticate del cinema d’oggi: il film ha richiesto anni di duro lavoro per miscelare i dinosauri realizzati al computer con paesaggi naturali fotografati in varie parti del mondo. La storia dell’iguanodonte Aladar che parte alla ricerca di una vita migliore ricalca in parte lo schema del lungometraggio animato di Don Bluth “Alla ricerca della valle incantata”; ma “Dinosauri”, che è stato definito poco adatto ai bambini, è il trionfo del computer con molto cuore, e la colonna sonora firmata da James Newton Howard è di notevole impatto. Dicevamo che “Galline in fuga” è un capolavoro: merito della fervida fantasia di Nick Park & Peter Lord (autori di “Wallace & Gromit”), che dalla natia Inghilterra approdano ad Hollywood e sotto la produzione della Dreamworks di Spielberg, realizzano, con la tecnica della stop-motion (già famosa negli anni ’50 e ’60 per merito di Ray Harryhausen), un film dal ritmo straordinario, curatissimo anche nel più piccolo dettaglio, ricco di humour e di sequenze d’azione indimenticabili. E se vogliamo trovare una metafora per “Galline in fuga”, si può paragonare all’Olocausto: si pensi alla diabolica macchina costruita dai coniugi Tweedy e all’allevamento trasformato in un lager, dove Gaia e le altre galline lottano per la sopravvivenza e tentano più volte la fuga per conoscere la libertà. Con “Il Grinch”, diretto da Ron Howard e interpretato da un irriconoscibile Jim Carrey, affrontiamo i territori della favola: “How the Grinch Stole Christmas”, scritta da Theodor Seuss Geisel (1904- 1991) nel 1958, diventò un celebre cartone animato diretto da Chuck Jones nel 1966, ed ora è un film delizioso con Jim Carrey che per essere trasformato in un mostro verde si è sottoposto ad un trucco complicatissimo di 4 ore. Fino ad oggi il dr. Seuss è in America il più popolare scrittore per ragazzi e i suoi libri vendono ancora moltissimo. Con un ottimismo tipico di Frank Capra (Theodor Seuss dichiarò di amare il suo cinema), la favola del “Grinch” che odia il Natale e vive in cima ad una montagna, e che amerà le feste grazie ad una bambina che crede in lui, è arricchita da bellissime scenografie e dalla efficace regia di Ron Howard, che con questo film dimostra ancora una volta la sua abilità nel trasformarsi in una sorta di “Re Mida” del botteghino. Altri due cartoni animati hanno popolato il periodo delle feste: “Babar, re degli elefanti”, dedicato ad un pubblico di più piccoli, e lo splendido “Principi e principesse”, per la colta regia di Michel Ocelot, già autore l’anno scorso di “Kirikù e la strega Karabà”. Realizzato secondo la tecnica antica delle ombre cinesi, il film di Ocelot è diviso in sei episodi, che raccontano storie di principi e principesse, streghe, maghi confezionati con un morbido tratto e con un prologo che lega le varie storie. Due ragazzi e un tecnico anziano si trovano in un cinema abbandonato e da qui viene loro l’idea di accendere lo schermo e immedesimarsi nei personaggi delle varie epoche. Per concludere, il peggiore cartone animato in circolazione è “Pokémon 2 - La forza di uno”, mal scritto, mal diretto, mal disegnato e di una noia insostenibile. (Il Puma)
Il Puma